Personal Trainer Andrea Frisina
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Termogenici: controindicazioni ed effetti collaterali possibili

Sempre più di frequente nascono prodotti denominati “termogenici” che hanno la funzione  di ridurre il peso corporeo e il grasso in eccesso. Oggi vogliamo esaminare se questi integratori termogenici hanno controindicazioni o effetti collaterali ed eventualmente capire di quale natura.

Per prima cosa è importante ricordare come avviene il dispendio energetico, che comprende il metabolismo basale, l’attività fisica e latermogenesi. Questo ci permetterà di capire perché sono nati questi prodotti nel mercato degli integratori.

Del metabolismo basale abbiamo già parlato in un post precedente, si tratta in poche parole dell’energia che consumiamo a riposo.  Il metabolismo basale dipende da fattori genetici, nutrizionali e metabolici, varia a seconda del sesso, dell’età, dell’altezza e del peso di un individuo.

L’attività fisica è un altro fattore che causa un “consumo” di energia; varia in rapporto all’intensità e alla durata dell’esercizio o del lavoro che andiamo a compiere, oltre che alla frequenza. 

La termogenesi è determinata invece dall’effetto termico degli alimenti e rappresenta circa il 15% della spesa energetica.  Infatti l’assunzione di alimenti produce ‘calore’ in eccesso rispetto al metabolismo basale. E’ condizionata dall’assunzione di alimenti, dall’esposizione al freddo, da stress e da sostanze e ormoni termogenici.

Una dieta mista può far aumentare il consumo di calorie spese per l’aumento di calore del 6-10% rispetto al valore di base (Rosenberg, 1994).

Si è riscontrato come alcuni alimenti possano provocare una termogenesi maggiore rispetto ad altri: lo stimolo maggiore è dato dalle proteine e dagli aminoacidi (10-35% dell’energia ingerita), mentre valori inferiori sono attribuiti ai carboidrati e ai lipidi. Da qui si può capire perché sono così diffuse molte diete a base di proteine, non solo utili per lo sviluppo della massa magra (muscolatura) come spesso si crede.

I cosiddetti termogenici presenti nel mercato comprendono diverse categorie di prodotti: sono a base di sostanze stimolanti che possono aumentare il metabolismo (caffeina, ginseng, sinefrina, guaranà, iodio etc.), proteine, purganti e fibre alimentari, che riducono l’assorbimento dei nutrienti, aumentano la motilità intestinale, la produzione di feci e creano un senso di sazietà che influenza la quantità di cibo che andiamo ad assumere nel corso della giornata.

Proprio di recente la Comunità Europea ha autorizzato dei ‘claims’ su alcune fibre, dopo avere esaminato diversi studi scientifici correlati che ne hanno dimostrato l’efficacia. Lo stesso non si può dire ancora per quanto riguarda altre sostanze.

Gli integratori termogenici si trovano in pastiglie o pillole, capsule, compresse e polveri.

Generalmente sono ben tollerati alle dosi prescritte tuttavia occorre tenere presente alcuni possibili controindicazioni o effetti collaterali alle dosi più alte:

-     Lo iodio non è adatto a soggetti ipertiroidei in quanto può accentuare uno stato di tireotossicosi con fenomeni tipo tremori, tachicardie, insonnia. 

-       la caffeina e gli estratti che la contengono come guarana e cola fanno aumentare la frequenza cardiaca; sinefrina e ginseng anche la pressione sanguigna. Perciò queste sostanze dovrebbero essere assunte consultando prima il proprio medico, soprattutto nel caso di soggetti anziani o cardiopatici.

-       Le proteine comportano un maggior lavoro a livello di fegato e reni in rapporto alla quantità assunta con un significativo aumento di cataboliti azotati. Perciò soggetti con epatopatie o insufficienza renale devono ridurne la quantità sentendo comunque il parere del medico.

-       Le fibre aumentano il lavoro a livello intestinale (peristalsi) e perciò devono essere assunte con cautela in presenza di processi infiammatori come coliti e morbo di Crohn. Inoltre vanno assunte con abbondante acqua per evitare difficoltà di deglutizione in particolare in soggetti affetti da disfagia.

-       Tisane a base di estratti vegetali come quelli di senna, rabarbaro, frangula, cassia e altri hanno una vera e propria azione purgativa ed eventualmente disidratante. Inoltre se usate frequentemente possono dar luogo ad un fenomeno di assuefazione con conseguente stitichezza appena cessata l’assunzione. Infine sono chiaramente controindicate in chi svolga un’intensa attività fisica.

Una nota a parte merita l’efedrina o Ma Huang, sostanza termogenica attualmente proibita e dopante, presente fino a pochi anni fa soprattutto in prodotti americani, collegata a casi di ictus e aritmie cardiache anche mortali. 

Contrattura Muscolare

Contrattura muscolare: contrazione involontaria, insistente e dolorosa di uno o più muscoli scheletrici. Il muscolo coinvolto si presenta rigido e l'ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto.

 

La contrattura è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare è sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L'eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Le cause predisponenti possono essere di natura meccanica e/o metabolica ma non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori:

Mancanza di riscaldamento generale e specifico

Preparazione fisica non idonea

Sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti

Problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione

La contrattura è la meno grave tra le lesioni muscolari acute poiché non causa alcuna lesione anatomica alle fibre. Ciò che accade è semplicemente un aumento involontario e permanente del loro tono.

 

I sintomi

Il soggetto colpito da una contrattura avverte un dolore modesto e diffuso lungo l'area muscolare interessata. L'ipertonia è percepita piuttosto chiaramente e l'atleta lamenta una mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. La palpazione consente di apprezzare l'aumento involontario del tono muscolare e di evocare dolore soprattutto in alcuni punti (trigger point attivi).

Il dolore è tollerabile e non impedisce il proseguimento dell'attività sportiva. Tuttavia per allontanare il rischio di complicazioni è bene sospendere immediatamente l'allenamento o la competizione.

 

Che cosa fare:

Anche in questo caso il riposo è la terapia più efficace. Per guarire da una contrattura normalmente sono sufficienti 3-7 giorni di stop, che potrebbero diventare molti di più se non si rispettano i giusti tempi di recupero. Inutile e controproducente continuare a svolgere le attività sportive che evocano fastidio o dolore alla zona interessata.

Per accelerare il recupero sono utili tutte quelle attività che consentono di allungare la muscolatura e di favorire l'afflusso di sangue ai muscoli.

Un’attività aerobica moderata abbinata a qualche esercizio di allungamento aiuta a distendere la muscolatura sia direttamente (stretching) che indirettamente (iperemia locale).  L'ideale sarebbe associare anche un massaggio decontratturante al termine dell'attività in modo da allentare le tensioni muscolari e ottenere benefici anche a livello antalgico.

Sicuramente utili, ma da utilizzare solo nei casi più gravi e sotto controllo medico, sono i farmaci antinfiammatori (FANS) e miorilassanti che con la loro azione contribuiscono a distendere la muscolatura.

Tra le terapie fisiche utili per accelerare i tempi di recupero ricordiamo, l'elettroterapia, la ionoforesi e lo stretch and spray.

Se la sintomatologia non scompare dopo 10 giorni di trattamento conservativo (riposo), è bene sottoporsi a visite specialistiche per accertarsi che non vi siano lesioni muscolari ben più gravi o che il dolore non sia la conseguenza di un altro problema (sindrome miofasciale, squilibri posturali, problemi articolari, ecc.).

Le bacche di Goji

Le bacche di Goji si presentano come piccoli frutti del diametro di 1-2 cmUna volta maturi, assumono un colore arancione-rosso acceso e un gradevole sapore dolce, che ricorda il mirtillo. 
In Asia, le bacche di Goji sono utilizzate anche in cucina per la preparazione di zuppe o per condire le carni.

In questo periodo, nel mercato occidentale questi frutti sono venduti principalmente come bacche essiccate o succhi concentrati.
In erboristeria, le bacche di Goji sono reperibili sotto forma di succo o di polvere essiccata:

  • Succo di Goji: consente di usufruire al meglio delle proprietà immunostimolanti del Goji. Il succo si può consumare concentrato o diluito con acqua minerale naturale: è sufficiente assumerne un misurino al giorno (circa 20 ml) per un intero mese, la mattina a digiuno, poco prima della colazione. In Italia, trovare in commercio il succo puro al 100% è ancora abbastanza difficile.
  • Polvere di Goji essiccata: si ottiene dalla macinazione delle bacche essiccate. La polvere può essere assunta assieme a mezzo bicchiere d'acqua minerale naturale. Sono disponibili anche integratori alimentari come capsule a base di estratti secchi standardizzati.

Inoltre, le bacche di Goji essiccate (distribuite in sacchetti) possono essere consumate secche o previa reidratazione, immergendole in acqua o nello yogurt per circa 15 minuti.
Nei negozi di agricoltura biologica o di alimenti esotici, il Goji si può trovare anche come bacche essiccate, preparati per tè oppure come ingrediente di barrette o succhi di frutta.

Le bacche di Goji: i nutrienti e le sostanze fitochimiche

Le bacche di Goji contengono:

  • Carboidrati, proteine, grassi e fibra alimentare;
  • 18 amminoacidi (essenziali e non essenziali);
  • 11 minerali fondamentali (calcio, potassio, ferro, zinco, selenio, fosforo, manganese, magnesio, rame, germanio e cromo) e altri in tracce;
  • 6 vitamine essenziali: vitamine del gruppo B (B1, B2, B3), Vitamina A, C e altre in tracce;
  • 8 polisaccaridi e 6 monosaccaridi (alcuni dei quali sono specifici di questa bacca e non sono presenti altrove);
  • 5 acidi grassicompresi acidi grassi essenziali, acido linoleico e acido alfa-linolenico;
  • Beta-sitosterolo e altri fitosteroli;
  • Carotenoidi: beta-carotene, zeaxantina, luteina, licopene e criptoxantina;
  • Altre sostanze come: flavonoidi, polifenoli, betaina ecc.

Le bacche di Goji hanno potenzialmente effetti salutari per il nostro organismo, dovuti alla presenza di sostanze antiossidanti, come vitamine, minerali, carotenoidi, polisaccaridi ed altri costituenti che svolgono un'efficace attività adattogena, protettiva ed immunostimolante. In particolare, questi frutti contengono quattro polisaccaridi non presenti in altre specie botaniche finora conosciute, che lavorano insieme per supportare le funzioni del sistema immunitario.

 

Questi polisaccaridi bioattivi sono chiamati Lycium Barbarum, Polysaccharides (LBP1LBP2LBP3 e LBP4). I LBP sono stati definiti "molecole master", poiché interverrebbero in determinati meccanismi di difesa biochimici del nostro organismo: sono capaci di attivare il sistema immunitario e lo rendeno abile nel distinguere tra cellule sane e cellule malate, soprattutto in particolari patologie (in vitro hanno dimostrato importanti attività biologiche: antiossidante, immunomodulante, antitumorale, neuro protettiva, radioprotettiva, antidiabetica, epatoprotettiva, anti osteoporotica ed antifatica). Nelle bacche di Goji, la presenza dei polisaccaridi LBP, associata al naturale contenuto di vitamina C, ha evidenziato un'azione immunostimolante e di sostegno ai meccanismi dell'immunità specifica e aspecifica (macrofagi e linfociti). Il succo di Goji contiene carotenoidi come il betacarotene, la luteina e la zeaxantina, che supportano la funzione visiva e svolgono un'azione dermoprotettiva (prevengono l'invecchiamento cutaneo precoce), con funzioni antiossidanti e di protezione contro i danni provocati dai radicali liberi. Le bacche di Goji contengono anche acidi grassi essenziali, importanti per la salute del sistema cardiocircolatorio. I flavonoidi, svolgono un'attività di "scavenging" ("spazzini" dei radicali liberi), e assieme agli altri antiossidanti contribuiscono a ridurre i rischi legati al colesterolo alto e all'iperglicemia. 
Infine, nel caso si stia seguendo una dieta ipocalorica e controllata, il frutto non incide negativamente sull'equilibrio dietetico: le bacche possiedono un basso(valore pari a 28 sulla scala IG dell'indice glicemico) e possiedono un effetto saziante.

Le potenziali proprietà delle bacche di Goji

Gli studi scientifici finora pubblicati riportano diversi effetti biologici del Lycium barbarum in vitro e in modelli animali. La ricerca di base evidenzia che le bacche di Goji, per la loro caratteristica composizione, potrebbero indurre benefici contro le malattie cardiovascolari, infiammatorie, connesse alla visione (ad esempio degenerazione maculare o glaucoma), neurodegenerative ecc. Esistono anche alcuni studi clinici preliminari dai risultati incorraggianti sul miglioramento della sensazione di benessere generale, per aumentare la resistenza allo stress psico-fisico. Ancora oggi, i polisaccaridi delle bacche di Goji sono oggetto di un'intensa attività di ricerca.
Va comunque ribadito che la ricerca medica è ancora in fase preliminare ed è importante riuscire a discriminare le eventuali speculazioni sui "probabili" effetti del prodotto naturale. Attualmente, gli studi sembrano confermare le caratteristiche energizzanti, antiossidanti e di supporto al sistema immunitario delle bacche di Goji.




In base alla loro caratteristica composizione fitochimica, le bacche di Goji possono potenzialmente apportare numerosi benefici, tra i quali:

  • Rafforzare le difese immunitarie;
  • Avere effetti antiossidanti;
  • Combattere la stanchezza fisica e svolgere un'azione energizzante;
  • Migliorare la memoria e la concentrazione;
  • Agire contro le allergie;
  • Proteggere la vista;
  • Migliorare la funzionalità intestinale;
  • Regolare l'equilibrio acido-basico del sangue, normalizzando il pH.

 

Possibili interazioni farmacologiche con le bacche di Goji

Le Bacche di Goji possono interagire con i seguenti farmaci:

  • Farmaci anticoagulanti come il Warfarin (Coumadin ®): il Goji può alterare l'effetto della terapia, provocando cali improvvisi della pressione arteriosa e aumentando le possibilità di ecchimosi od emorragie.
  • Farmaci antiipertensivi (per il controllo della pressione alta): l'associazione del Goji con i farmaci prescritti per la terapia dell'ipertensione arteriosa può causare un'eccessiva diminuzione della pressione sanguigna. Alcuni di questi farmaci sono: captopril, enalapril, losartan, valsartan, diltiazem, amlodipina, idroclorotiazide, furosemide ecc.
  • Farmaci per il diabete: l'interazione può provocare fenomeni anomali di ipotensione, sensazioni di vertigini, abbassamento eccessivo della glicemia e svenimenti. Alcuni di questi farmaci includono: glimepiride, gliburide, insulina, pioglitazone, rosiglitazone, clorpropamide, glipizide, tolbutamide ecc.
  • Infine, anche i farmaci metabolizzati a livello epatico (substrati del citocromo P450 2C9, CYP2C9) possono interagire negativamente in caso di assunzione del Goji. Gli effetti collaterali possono essere diversi (esempio: la velocità di metabolizzazione delle molecole farmacologiche può diminuire oppure possono presentarsi altri effetti indesiderati relativi al farmaco).

Avvertenze particolari nell'utilizzo delle bacche di Goji

Le bacche di Goji possono provocare alcuni effetti collaterali come nausea e vomito.
In generale, è consigliabile rivolgersi al proprio medico prima di consumare le bacche di Goji o il loro succo, per assicurarsi che non provochino reazioni avverse. Inoltre, si consiglia di non eccedere le dosi indicate. 
Altre condizioni che richiedono particolare attenzione sono:

  • Selenio: è necessario ricordare che le bacche di Goji contengono elevate quantità di selenio, che possono essere potenzialmente pericolose per la salute (se assunte in dosi eccessive con la dieta, anche da altre fonti).
  • Reazioni allergiche: casi di allergia alle bacche non sono stati documentati. Il Goji dovrebbe essere evitato da soggetti allergici ai pollini, in quanto potrebbe provocare delle reazioni negative dopo l'ingestione dei diversi derivati del frutto. In alcuni casi, le bacche potrebbero amplificare i sintomi dell'allergopatia provocando effetti come vertigini e nausea.
  • Gravidanza e allattamento: l'assunzione delle bacche di Goji o del loro succo è potenzialmente pericolosa durante la gravidanza o l'allattamento, per la presenza della betaina e di quantità elevate di selenio.
  • Ipertensione e ipotensione: le bacche di Goji possono provocare un improvviso calo della pressione sanguigna. La loro assunzione andrebbe quindi evitata in caso di bassa pressione sanguigna o se si sta seguendo una terapia per il controllo dell'ipertensione arteriosa.
  • Diabete: è consigliabile monitorare i livelli di zuccheri nel sangue con attenzione, in quanto alcuni derivati del Lycium barbarum possono abbassare eccessivamente la glicemia.
  • Altre precauzioni: le bacche di Goji sono per lo più di provenienza asiatica, per cui è importante rivolgersi a distributori sicuri, che forniscano garanzie rispetto ai criteri fitosanitari e sottopongano il prodotto finito a rigorosi controlli di qualità (come per la presenza di pesticidi e di anticrittogamici).

Insulina Resistenza

Si parla di insulino-resistenza quando le cellule dell'organismo diminuiscono la propria sensibilità all'azione dell'insulina; ne consegue che il rilascio dell'ormone, in dosi note, produce un effetto biologico inferiore rispetto a quanto previsto. 
Ricordiamo, brevemente, che l'insulina è un ormone essenziale per consentire il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, impedendo che la sua concentrazione ematica (glicemia) si alzi troppo. Non tutte le cellule corporee necessitano di insulina per assorbire il glucosio; l'ormone è tuttavia essenziale per il tessuto muscolare e per quello adiposo, che da soli rappresentano circa il 60% della massa corporea. 
In risposta all'insulino-resistenza, l'organismo mette in atto un meccanismo compensatorio basato sull'aumentato rilascio di insulina; si parla, in questi casi, di iperinsulinemia, cioè di elevati livelli dell'ormone nel sangue. Se nelle fasi iniziali questa compensazione è in grado di mantenere la glicemia a livelli normali (euglicemia), in uno stadio avanzato le cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina non riescono ad adeguarne la sintesi; il risultato è un aumento della glicemia post-prandiale. Nella fase conclamata, infine, l'ulteriore riduzione della concentrazione plasmatica di insulina - dovuta al progressivo esaurimento delle beta-cellule pancreatiche - determina la comparsa di iperglicemia anche a digiuno. Non sorprende, pertanto, che l'insulino-resistenza rappresenti spesso l'anticamera del diabete. Per capire le ragioni biologiche alla base di quest'evoluzione negativa è necessario possedere sufficienti nozioni sui meccanismi regolatori della glicemia e sugli ormoni che vi partecipano. Brevemente, l'insulino-resistenza determina:

- un aumento dell'idrolisi dei trigliceridi a livello del tessuto adiposo, con aumento degli acidi grassi nel plasma;
- una diminuzione dell'uptake di glucosio a livello muscolare, con conseguente diminuzione dei depositi di glicogeno;
- una maggiore sintesi epatica di glucosio in risposta all'aumentata concentrazione degli acidi grassi nel sangue ed il venir meno dei processi che la inibiscono; di riflesso si ha un innalzamento dei livelli glicemici a digiuno.

- si ritiene che l'iperinsulinemia compensatoria renda la beta-cellula incapace di attivare tutti quei meccanismi molecolari necessari al suo corretto funzionamento e alla sua normale sopravvivenza. La diminuita funzionalità delle cellule pancreatiche deputate alla sintesi di insulina apre le porte al diabete mellito di tipo II.

Il tessuto muscolare rappresenta la sede principale dell'insulino-resistenza periferica; tuttavia durante l'attività fisica questo tessuto perde la sua dipendenza dall'insulina ed il glucosio riesce ad entrare nelle cellule muscolari anche in presenza di livelli insulinemici particolarmente bassi. 
Le cause dell'insulino-resistenza sono numerose. Dal punto di vista biologico il problema può localizzarsi a livello pre-recettoriale, recettoriale o post-recettoriale, comprese le varie possibili sovrapposizioni. L'insulino-resistenza può essere causata da fattori ormonali; è possibile, ad esempio, un difetto qualitativo nella produzione di insulina, così come un'eccessiva sintesi di ormoni con effetti contro-insulari. In questa classe di sostanze rientrano tutti quegli ormoni, come l'adrenalina, il cortisolo ed il glucagone, capaci di antagonizzare l'azione dell'insulina, fino a determinare insulino resistenza quando presenti in eccesso (come avviene tipicamente nella sindrome di Cushing). Le modalità con cui questi ormoni si oppongono all'insulina sono le più disparate: possono ad esempio agire sui recettori insulinici riducendone il numero (è il caso del GH), oppure sulla trasduzione del segnale innestato dal legame insulina-recettore (necessario per regolare la risposta cellulare). Quest'ultima azione biologica consiste nella redistribuzione dei trasportatori di glucosio GLUT4* dal compartimento intracellulare alla membrana plasmatica; tutto ciò permette di aumentare l'approvvigionamento di glucosio. Anche l'apporto esogeno di questi ormoni (ad esempio cortisone od ormone della crescita) può determinare insulino-resistenza. Possono esistere, inoltre, cause genetiche provocate da mutazioni del recettore insulinico. Nella maggior parte dei casi, comunque, le cause dell'insulino-resistenza non sono chiaramente determinabili. Oltre all'immancabile componente ereditaria, nella maggior parte dei casi l'insulino-resistenza interessa soggetti colpiti da malattie e condizioni come ipertensione, obesità (in particolare quella androide od addominale), gravidanza, steatosi epatica, sindrome metabolica, uso di steroidi anabolizzanti, aterosclerosi, sindrome dell'ovaio policistico, iperandrogenismo e dislipidemia (elevati valori di tigliceridi e colesterolo LDL associati ad una ridotta quantità di colesterolo HDL). Tali condizioni, associate all'immancabile componente genetica, rappresentano anche possibili cause/conseguenze dell'insulino-resistenza e sono importanti per la sua diagnosi; tralasciando esami specifici, molto costosi e limitati al campo della ricerca, nella pratica clinica si valutano le concentrazioni plasmatiche di glucosio ed insulina a digiuno. Talvolta si utilizza anche la classica curva glicemica, che in presenza di insulino-resistenza presenta un andamento relativamente normale, salvo presentare poi - a distanza di varie ore - un rapido declino della glicemia (dovuto all'iperinsulinemia).

Il trattamento più efficace per l'insulino-resistenza è dato dalla pratica di regolare attività fisica, associata al dimagrimento e all'adozione di una dieta basata sulla moderazione calorica e sul consumo di alimenti a basso indice glicemico. Utili anche i presidi in grado di ridurre o rallentare l'assorbimento intestinale degli zuccheri (acarbosio ed integratori di fibra come il glucomannano e lo psillio). Alcuni farmaci utilizzati nella cura del diabete, come la metformina, si sono dimostrati efficaci anche nel trattamento dell'insulino-resistenza; tuttavia è molto importante intervenire prima di tutto sulla dieta e sul livello di attività fisica, ricorrendo alla terapia farmacologica solo quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti.

Metformina

Questi farmaci per il diabete vengono utilizzati da più di 50 anni. La metformina, unico principio attivo oggi disponibile, agisce riducendo la gluconeogenesi epatica (sintesi ex-novo di glucosio a partire da amminoacidi, glicerolo ed acido lattico); contribuisce, inoltre, a rallentare l'assorbimento intestinale dello zucchero. Il meccanismo d'azione non è noto ed i biguanidi vengono attualmente prescritti ai pazienti sovrappeso, perché non stimolano l'appetito e non fanno correre il rischio di ingrassare. Gli effetti collaterali comunemente legati all'assunzione di questi farmaci sono rappresentati da nausea, diarrea e dolori addominali. I biguanidi sono controindicati in presenza di disfunzioni e patologie epatiche o renali.

  • METFORAL ® - Metformina
  • GLUCOPHAGE ® - Metformina

Tiroidite

La tiroidite è un processo infiammatorio cronico a carico della tiroide; ne esistono diverse forme, la più comune delle quali, di cui ci occuperemo in questo articolo, è la tiroidite di Hashimoto. In questa malattia la ghiandola a forma di farfalla situata nella regione anteriore del collo - che è appunto la tiroide - viene danneggiata da anticorpi anomali. Per questo motivo la patologia rientra nel gruppo delle tiroiditi autoimmuni.

In risposta all'aggressione del sistema immunitario, le cellule della tiroide sviluppano un processo infiammatorio cronico, che in molti casi porta ad una riduzione funzionale della ghiandola. Non a caso, quindi, la tiroidite di Hashimoto è la più comune causa di ipotiroidismo.

Cause della tiroidite di Hashimoto

Le ragioni per cui il sistema immunitario dell'organismo (che normalmente lo protegge e lo aiuta a combattere le infezioni) produce anticorpi che attaccano la tiroide fino a renderla incapace di produrre sufficienti quantità di ormoni, non sono state ancora completamente chiarite. Tale aggressione sembra avere origini multifattoriali ed è stata messa in relazione, ad esempio, con fattori ereditari e dietetici (l'improvviso aumento dell'apporto di iodio può aggravare il processo autoimmune), con il sesso (è più comune nelle donne rispetto agli uomini, con un rapporto 5-10:1) e l'età (è tipica della seconda età adulta). La tiroidite di Hashimoto, inoltre, si associa spesso ad altre malattie autoimmuni (celiachia, diabete di tipo I, morbo di Addison, vitiligine, artrite reumatoide ecc.). Nella seconda decade di vita interessa circa l'uno-due percento della popolazione, mentre tra i cinquanta ed i sess'antanni si riscontra fino al 3-4% dei soggetti.

Il termine "di Hashimoto" deriva dal primo medico giapponese, il Dr. Hakaru Hashimoto, che nel 1912 descrisse il primo caso di tiroidite con infiltrazione leucocitaria, oggi conosciuta anche come tiroidite cronica autoimmune.

Sintomi e complicanze

La tiroidite cronica linfocitaria (o di Hashimoto) può restare asintomatica per lungo tempo ed in genere ha un esordio subdolo. La progressione è lenta, richiede normalmente diversi anni ed in uno stadio avanzato determina un danneggiamento irreversibile della ghiandola. Si ha così un calo degli ormoni tiroidei nel circolo ematico, accompagnato dall'insorgenza dei classici sintomi di ipotiroidismo.

Le manifestazioni cliniche della tiroidite di Hashimoto variano in maniera considerevole a seconda dello stadio della malattia e alla conseguente gravità dell'ipotiroidismo. In un primo momento il paziente può notare sintomi come debolezza e facile affaticamento, che possono erroneamente essere confusi come un segno degli anni che passano. In un secondo momento i sintomi della tiroidite di Hashimoto si fanno più invalidanti; possono comparire, ad esempio, pelle pallida e fredda, ridotta tolleranza alle basse temperature, stitichezza, depressione, ipercolesterolemia, aumento di peso dovuto soprattutto a ritenzione idrica (il viso, in particolare, assume un aspetto gonfio), voce rauca, menorragia (nella donna), dolori e rigidità muscolo-articolare.

La variabilità sintomatologica della tiroidite di Hashimoto ne complica la diagnosi clinica, che viene posta tramite semplici indagini di laboratorio su un campione di sangue.

In risposta alla diminuzione dei livelli ematici degli ormoni tiroidei, l'ipofisi (la piccola centralina che regola la funzionalità del sistema endocrino) cerca di compensare tale deficit stimolando la tiroide ad accelerare la sua attività. Per far questo, l'ipofisi, aumenta la secrezione di TSH (ormone stimolante la tiroide), che a lungo andare provoca un ingrandimento compensatorio della ghiandola. Per questo motivo la tiroidite di Hashimoto può accompagnarsi a gozzo, un rigonfiamento vistoso nella regione anteriore del collo causato dall'aumento di volume della tiroide; oltre alle ripercussioni estetiche e psicologiche, un gozzo di importanti dimensioni può determinare problemi respiratori e di deglutizione. Prima della sua comparsa, quando la malattia si trova ancora in uno stadio precoce, il paziente colpito da tiroidite può quindi percepire una sensazione di tensione nella regione anteriore del collo.

Il gozzo è una delle complicanze tardive del morbo di Hashimoto e come gli altri segni che vedremo in seguito, può essere efficacemente prevenuto tramite un'adeguata terapia sostitutiva. A causa degli aumentati livelli di colesterolo LDL, un soggetto colpito da questa malattia, che non sia stato adeguatamente trattato, presenta un elevato rischio cardiovascolare, ulteriormente aumentato da una possibile cardiomegalia (aumento di volume patologico del cuore). Nel morbo di Hashimoto in stadio avanzato è comune anche una severa depressione, con importante calo della libido e delle facoltà mentali.

Infine, un grave ipotiroidismo non adeguatamente trattato può condurre a mixedema, in cui il volto del paziente (bocca semiaperta, pelle spessa e rugosa, capelli e sopracciglia scarse), la sua pelle (giallognola, spessa, pallida, fredda e secca) e le unghie (secche e fragili) assumono un caratteristico aspetto.

Durante l'evoluzione della tiroidite si possono avere anche dei periodi transitori caratterizzati da ipertiroidismo, cioè da un eccesso di ormoni tiroidei nel sangue, a causa della rottura dei follicoli lesionati dal processo autoimmune.

Insulina e sport

Grazie alla sua azione l'insulina:

  • facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule ed ha pertanto azione ipoglicemizzante (abbassa la glicemia)
  • facilita il passaggio degli aminoacidi dal sangue alle cellule
  • ha funzione anabolizzante perché stimola la sintesi proteica
  • facilita il passaggio degli acidi grassi dal sangue alle cellule
  • stimola la sintesi di acidi grassi ed inibisce la lipolisi

 

Molte delle diete nate in questi ultimi anni si sono poste l'obiettivo di controllare la secrezione di insulina grazie a combinazioni alimentari corrette. Un'iperproduzione di quest'ormone conseguente al consumo di grossi quantitativi di carboidrati può infatti portare, nel lungo periodo, a sviluppare patologie come obesità e diabete (per approfondire l'argomento e scoprire perché è cosi importante mantenere costante la glicemia, vi rimando all'articolo:Glicemia e dimagrimento).

Tutto questo allarmismo nei confronti dell'insulina ha raggiunto anche gli orecchi degli sportivi generando in alcuni casi inutili preoccupazioni. Ricordiamo innanzitutto che non è l'insulina di per sé ad essere pericolosa ma le abitudini scorrette che ne amplificano gli effetti per cosiddire "negativi".

Dunque non è importante solo ciò che mangiamo ma anche ciò che facciamo durante la giornata. In particolare l'organismo di uno sportivo è in grado di modulare meglio l'azione insulinica difendendosi dai possibili effetti negativi. Ma veniamo al primo punto fondamentale:

non è vero che l'insulina fa ingrassare

o meglio lo fa solo quando si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni:

-le scorte di glicogeno muscolare ed epatico sono sature

-si assume con la dieta un surplus di carboidrati (anche complessi) non assumendo quantità adeguate degli altri nutrienti (grassi e proteine)

-dopo tale assunzione si svolgono attività sedentarie che impediscono l'utilizzo del glucosio ematico in eccesso.

Se è vero che tali condizioni si verificano di frequente nelle persone sedentarie che si alimentano male, è anche vero che difficilmente uno sportivo si troverà contemporaneamente in tutte e tre le situazioni:

l'azione dell'insulina è utile per gli sportivi

in particolare al termine dell'attività fisica per rifornire il corpo dei carboidrati spesi durante l'esercizio fisico. Il pasto post-allenamento deve infatti fornire il giusto apporto di zuccheri semplici in modo da attivare un picco insulinico che ripristini le scorte di glicogeno.

Ricordiamo che  a parità di ossigeno consumato i carboidrati hanno un rendimento energetico superiore ai grassi. Perciò maggiori saranno le scorte di glicogeno e migliore sarà la prestazione di un atleta impegnato in gare di durata (maratona, gran fondo, ecc.).



Discorso a parte va fatto per body building ed attività di potenza

Durante queste attività l'organismo consuma quantità limitate di carboidrati. Ne consegue che un body builder può trovarsi con maggiore facilità nelle tre condizioni descritte in precedenza.

Tuttavia anche gli atleti di queste discipline possono trarre vantaggio dall'azione insulinica. Ricordiamo infatti che l'insulina è l'ormone anabolico per eccellenza e che, oltre a facilitare l'ingresso di grassi e carboidrati all'interno della cellula, agevola anche l'ingresso delle proteine.

Ecco spiegato perché dopo l'allenamento con i pesi si consiglia di consumare carboidrati ad alto indice glicemico (ad esempio una banana) insieme a proteine del siero. Questa associazione causa un picco insulinico che favorisce l'ingresso degli amminoacidi nelle cellule muscolari, dove verranno utilizzati per riparare le strutture proteiche danneggiate e favorire l'anabolismo.

Iperinsulinemia

 

Si parla di iperinsulinemia tutte le volte che gli esami ematochimici evidenziano un eccesso di insulina nel sangue. Questa condizione, non necessariamente patologica, è tipica delle persone affette da diabete mellito di tipo II e - più in generale - di quelle che hanno sviluppato una forma di resistenza all'insulina. L'iperinsulinemia, inoltre, è comunemente associata alla sindrome metabolica.
Ricordiamo, brevemente, che l'insulina è un ormone di origine pancreatica, importantissimo per regolare i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). L'insulina, in particolare, facilita l'ingresso di glucosio - substrato energetico di primaria importanza - nei tessuti insulino-dipendenti (costituiti in larga parte da muscolo e tessuto adiposo). A questo livello le cellule espongono dei particolari recettori per l'insulina, che una volta legati all'ormone provocano la traslocazione, dal citoplasma alla membrana plasmatica, di speciali trasportatori del glucosio. In questo modo si ha il passaggio dello zucchero dal sangue al liquido interstiziale e finalmente alla cellula, che lo utilizza come fonte di energia.
Nel corso della vita, per fattori congeniti o acquisiti, può accadere che le cellule diventino meno sensibili all'insulina; si parla, in questi casi, di insulino-resistenza. Indipendentemente dalle numerose cause che possono produrla, nelle fasi iniziali tale condizione determina iperinsulinemia. Il pancreas, infatti, cerca di compensare la ridotta sensibilità cellulare aumentando la sintesi ed il rilascio dell'ormone. Quando tale condizione cronicizza, il superlavoro del pancreas e gli effetti negativi dell'iperinsulinemia stessa sulla sensibilità cellulare, provocano un declino funzionale delle cellule adibite alla produzione di insulina e la comparsa di iperglicemia a digiuno; viene così a cadere il meccanismo compensatorio descritto in precedenza e si può parlare a tutti gli effetti di diabete mellito di tipo II. Non sorprende, dunque, che l'iperinsulinemia preceda in molti casi - anche di qualche anno - la comparsa di diabete mellito.
Molto raramente, l'iperinsulinemia può essere causata da un tumore che coinvolge le cellule deputate alla produzione di insulina, o dalla presenza di un numero eccessivo di tali cellule (nesidioblastosi). Un'iperinsulinemia acuta (a breve termine e transitoria) può invece essere la conseguenza di un'eccessiva assunzione di insulina o di zuccheri.
In generale, l'iperinsulinemia non causa segni e sintomi particolari; quando è particolarmente accentuata può tuttavia associarsi a tremori, sudorazione, letargia, svenimento e coma, tutti sintomi dovuti alla condizione di ipoglicemia reattiva che si viene a creare.
Considerate le azioni endocrine dell'ormone, in presenza di iperinsulinemia si ha anche un'aumentata sintesi epatica di trigliceridi a livello renale, invece, l'aumentata ritenzione di sodio favorisce la comparsa di ipertensione.
Per tutti questi motivi - e per la frequente associazionecon obesità ,iperandrogenismi, steatosi epatica, dislipidemia, fumo, iperuricemia, ovaio policistico ed aterosclerosi - l'iperinsulinemia è considerata un importante e indipendente fattore di rischio cardiovascolare.
Il trattamento dell'iperinsulinemia dipende ovviamente dalle cause che l'hanno determinata; qualora comporti una grave ipoglicemia, andrà trattata attraverso l'assunzione di zuccheri ad alto e medio indice glicemico; nei casi più gravi si rende necessaria un'iniezione intramuscolare di glucagone o endovenosa di glucosio. La terapia dell'insulinoma è essenzialmente chirurgica. Quando l'iperinsulinemia è associata ad insulino-resistenza, può essere efficacemente trattata con la pratica di regolare esercizio fisico, dieta appropriata e perdita di peso, eventualmente coadiuvati da integratori specifici (pectine e fibre solubili riducono l'assorbimento intestinale di glucosio, con appiattimento della curva glicemica postprandiale). Quando le modificazioni dietetiche e comportamentali non riescono a riportare i l'assetto glicemico a valori accettabili, si può ricorrere a speciali farmaci ipoglicemizzanti.

ELAV Ricerca e Alta Formazione

RICERCA E ALTA FORMAZIONE PER LE SCIENZE MOTORIE per innovare e riscrivere capitoli importanti della scienza, della metodologia e della tecnologia applicate al movimento umano.

La nuova generazione di tecnici ha una grande missione: applicare la scienza del movimento. Le sfide del terzo millennio portano i professionisti delle Scienze Motorie a contatto con utenti esigenti e molto più acculturati di una volta, con esigenze che spaziano trasversalmente dalla prestazione sportiva all'efficienza fisica, dalla prevenzione alla terapia motoria. Uno scenario di questa portata comporta necessariamente il possesso di un importante bagaglio tecnico-scientifico e di esperienze applicate.

Questa è la mission di ELAV, un'organizzazione indipendente ad impostazione europea, un progetto dedicato esclusivamente alle Scienze Motorie che guarda a 360 gradi tutti i settori ad esso correlati, fondandosi principalmente su progetti di ricerca scientifica e sviluppo attuati all'interno dell'ELAV Institute e in collaborazione con partners tecnici, didattici ed universitari tra i più prestigiosi d'Europa.
ELAV è prima di tutto una società di Ricerca e Sviluppo ... poi di Alta Formazione e Consulenza.
Dai laboratori e dall'operatività quotidiana escono decine di progetti inediti all'anno, che spaziano dall'alta ricerca scientifica allo sviluppo di soluzioni metodologiche e tecnologiche all'avanguardia, per supportare il futuro delle Scienze Motorie.
La Ricerca e Sviluppo viene riversata nell'Alta Formazione da cui escono 3 aree tematiche (Sport, Fitness, Medical) con oltre 40 corsi, 4 livelli di certificazione (Basic, Expert, Specialist, Top), 15 certificazioni (1 Basic, 1 Expert, 9 Specialist, 4 Top), congressi, meeting ed aggiornamenti. Il modello formativo è impostato totalmente in modalità Europea con prospettive internazionali di accreditamento, riconoscibilità ed espansione.
Parallelo destino della Ricerca e Sviluppo sono l'ELAV Web Service Pack e le attività di collaborazione e consulenza erogate verso prestigiose realtà universitarie, aziendali, sportivo professionistiche e fitness italiane. Grandi università, importanti aziende come tutti i partners tecnici ufficiali, società professionistiche di tutte le principali discipline sportive, federazioni sportive nazionali, grandi catene e singoli club fitness e medical fitness, le più importanti associazioni professionali ed imprenditoriali di categoria, sono tutte realtà che hanno usufruito del contributo formativo o/e di supporto professionale di ELAV.
Dietro questo progetto, unico in Europa e per molte caratteristiche anche unico al mondo, si racchiudono 25 anni di esperienze trasversali di altissimo livello che hanno consentito nel 2006 la strutturazione definitiva di ELAV, a coronamento di un sogno che oggi rappresenta uno standard di qualità per migliaia di operatori delle scienze motorie.
Fare parte degli oltre 5.000 professionisti e delle decine di migliaia di utilizzatori web che ci hanno scelto, rappresenta oggi non solo un alto credito professionale ma anche un motivo di orgoglio e prestigio legato ad un progetto innovativo e unico per il futuro del settore.

Queenax Functional Training

Creato dalla Air Force One, azienda marchigiana, Queenax nasce per l’allenamento funzionale, training che oggi è così gradito dagli istruttori ma anche dalla clientela che desidera un allenamento diverso e motivante. Straordinario per il personal training, oggi l’attrezzo si è rinnovato, consentendo soluzioni più articolate e adatte a tutte le metrature, così che si possa montare anche in spazi ristretti. Queenax è infatti modulare e può occupare da pochi metri quadrati fino a molte decine.
Anche il design è cambiato ed è oggi più moderno e snello rispetto al precedente modello.
Come si usa Queenax? Sostanzialmente per l’allenamento in sospensione, in quanto ai suoi supporti possono essere agganciati vari attrezzi per l’allenamento. Per esempio il Trx, l’elemento per eccellenza che garantisce training in sospensione. Ma esistono anche altri attrezzi come particolari elastici (così resistenti che consentono di appendersi) o il Degravity, una sorta di telo che permette una forma di allenamento olistico.
Queenax consente di utilizzare lo spazio in molte delle sue forme: il soffitto, grazie alle travi; le pareti che ricordano delle spalliere e il pavimento, che il concept del prodotto rivela efficaci attraverso dei supporti per agganciare attrezzi (cavi o elastici).
Queenax fornisce ai personal trainer uno spazio nuovo e di sicuro gradimento da parte della clientela, che si confronta con un modello di allenamento che sfrutta il peso del proprio corpo, creando esercizi di carattere funzionale, che possono andare oltre l’allenamento in sospensione — che comunque ne garantisce la tipicità — dando la possibilità di utilizzare le sbarre del bridge (il soffitto) per le trazioni oppure appendendo i supporti (come gli elastici) al wall (alla parete) per creare condizionamento fisico.
Con i supporti agganciati al pavimento (the floor) si aprono infinite opportunità di esercizio. Non più in sospensione ma di puro condizionamento muscolare.
Tutto questo costituisce un’indubbia attrattiva per la clientela che spesso è un po’ stanca degli esercizi tradizionali e uno stimolo nuovo per il personal trainer che può sviluppare un work-out totalmente nuovo.
Queenax apre perciò nuove strade per l’allenamento e crea l’opportunità di offrire un servizio “plus” per i clienti di ogni età e sesso.

 

Per informazioni visitate il sito http://queenax.com/index.php/home/


Metabolismo Basale

Il metabolismo basale è il dispendio energetico di un organismo a riposo. Il metabolismo basale è influenzato da diversi fattori.

Il metabolismo basale è il dispendio energetico di un organismo a riposo, e comprende l'energia necessaria per le funzioni metaboliche vitali (respirazione, circolazione sanguigna, digestione, attività del sistema nervoso, ecc..) ovvero tutto ciò che è stato visto nel precedente capitolo. Il concetto di metabolismo basale è strettamente legato alla scienza della nutrizione in quanto esso viene preso in considerazione in tale materia scientifica per valutare l'effettivo fabbisogno calorico di un individuo.

Il metabolismo basale rappresenta, da un punto di vista prettamente tecnico, la quantità di energia impiegata in condizioni di neutralità termica, dal soggetto sveglio, ma in uno stato di totale rilassamento fisico e psichico, a digiuno da almeno 12 ore. Sostanzialmente questo valore considera i processi metabolici, escludendo da essi tutte le attività non vegetative svolte dall'individuo.

In altre parole, il metabolismo basale è il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia. Il metabolismo basale, responsabile di circa il 70% della spesa energetica quotidiana.

Il metabolismo basale è dato in proporzioni diverse dai diversi organi del corpo come mostra la tabella sottostante.

ORGANO

% METABOLISMO BASALE

Fegato

27

Cervello

19

Cuore

7

Reni

10

Muscoli scheletrici

18

Tessuti rimanenti

19

TOT

100

Dati da Passmore R.

Diversi fattori influenzano il metabolismo basale:

Innalzamento della temperatura corporea

L'aumento di un solo grado incrementa il metabolismo basale del 13%

Stato nutrizionale e tipo di dieta.

Secondo il rapporto tra macro e micro nutrienti abbiamo effetti diversi su metabolismo basale, per esempio un elevato apporto proteico alza il metabolismo mentre un elevato apporto di zuccheri raffinati lo abbassa.

Massa magra dell'individuo

Il mantenimento del tessuto muscolare comporta dispendio energetico, quindi una maggiore massa muscolare determina l'innalzamento del metabolismo basale. Il muscolo è un tessuto molto più attivo metabolicamente rispetto al grasso. Ogni kg di massa muscolare guadagnato innalza il metabolismo corporeo di circa l'1,5%.

Fattori ormonali

Come è stato detto precedentemente il metabolismo è strettamente regolato dagli ormoni circolanti che controllano finemente tutti i processi metabolici organici per permettere al nostro corpo di mantenersi nella condizione di equilibrio con l'ambiente. Molti ormoni intervengono nella regolazione del metabolismo corporeo. I più attivi in questo senso sono quelli prodotti dalla tiroide.

Un'eccessiva produzione di tali ormoni (ipertiroidismo) può addirittura raddoppiare il metabolismo basale, mentre un deficit (ipotiroidismo, gozzo) può rallentarlo sensibilmente. Anche l'adrenalina, secreta dalla parte midollare del surrene in risposta a stress psicofisici importanti, innalza leggermente l'attività metabolica. L'ormone della crescita ed il testosterone, aumentando la sintesi proteica, possono elevare in maniera importante il metabolismo basale.

Gravidanza e allattamento

Il metabolismo basale aumenta soprattutto nella fase finale della gestazione.

Stati di ansietà

La liberazione di diversi neurotrasmettitori e di adrenalina determinano un innalzamento del metabolismo basale, in questo caso parliamo di un effetto dettato da uno stato psicologico alterato e non naturale però è importante sottolineare come le persone possono avere risposte nervose differenti agli stessi stati di stress.

Utilizzo di farmaci

I sedativi, per esempio, diminuiscono il metabolismo basale, mentre le amfetamine e gli stimolanti lo aumentano.

Malnutrizione

In condizioni di digiuno il metabolismo rallenta anche del 20%.

Attività fisica

Il tasso metabolico può restare in parte elevato anche al termine dell'impegno fisico secondo il tipo di attività svolta (sarà chiarito in seguito).

Clima

Il metabolismo basale è influenzato anche dalla temperatura esterna, in quanto essa determina la produzione di enzimi diversi per adattare l'organismo ad essa; l'estate è il momento migliore per dimagrire poiché, quando la colonnina di mercurio supera i 30°C, il metabolismo aumenta leggermente. Anche temperature troppo rigide sortiscono il medesimo effetto, però il corpo col freddo è portato a trattenere grasso come isolante e pertanto il corpo promuove il senso di appetito per aumentarne le scorte; inoltre gli sbalzi di temperatura attivano il metabolismo (cambia l'ambiente esterno ed il corpo si deve adattare).

Dimensioni corporee

Il metabolismo basale, come detto in precedenza, aumenta all'aumentare della superficie corporea. Per questo motivo persone alte e magre hanno un metabolismo più veloce rispetto ad individui di uguale peso ma di statura inferiore.

Età

Il metabolismo è massimo nell'infanzia, permane elevato sino alla prima età adulta ed inizia a diminuire dopo i 30 anni. Tra i 60 ed i 90 anni cala di circa l'8% per decade.

Fattori genetici

Bisogna comunque, ammetterlo, certe persone nascono con un metabolismo lento, altre con un metabolismo più veloce. I motivi sono molteplici e sono principalmente legati a fattori genetici ma non solo. I geni sono importanti su tutti gli aspetti dell'organismo quindi anche sul metabolismo. Ogni cambiamento all'interno di ogni cellula è determinato dall'attivazione o disattivazione di determinati geni. Ogni differenza tra un essere e gli altri è determinata a livello genetico. Non è possibile cambiare il patrimonio genetico che madre natura ci ha donato, però è possibile interagire con esso.

Sesso

Grazie ad una maggiore massa muscolare, e alla maggior produzione di testosterone, nell'uomo il metabolismo basale è più elevato, di circa il 7%, rispetto alla donna. La castrazione lo abbassa del 20-25%.

Riposo

Anche se durante il sonno il metabolismo è inferiore allo stato di veglia, un riposo inadeguato comporta un abbassamento del metabolismo basale poiché il corpo richiede un giusto sonno per mantenere l'omeostasi. La spiegazione scientifica di questo meccanismo è un po' complessa e ininfluente perciò non verrà affrontata.

Tutto ciò che è stato in precedenza elencato come fattori che influenzano il metabolismo.

Il metabolismo basale comprende anche tutti quelle funzioni che sono state prima menzionate, ecco perché, di fatto, esso cambia nel tempo ed ecco perché, di fatto, non è così facile da misurare con assoluta precisione.

Non potendo misurare con certezza il metabolismo non possiamo ovviamente pianificare un percorso di dimagrimento basato soltanto sull'equilibrio introito calorico (dieta) / consumo calorico (metabolismo).

Nonostante non possiamo conoscere con certezza quello che è il metabolismo basale sappiamo però come intervenire per alzarlo e questo a prescindere da qualunque esso sia.

Il tipo di attività che decidiamo di fare può interagire con il nostro metabolismo!

Lo scopo di questo testo è di insegnare alle persone come promuovere un incremento del metabolismo tramite le giuste scelte di attività fisica e permettere così al nostro corpo di dimagrire e soprattutto restare magri!

Obbligo Defibrillatore Semiautomatico nelle Palestre

Il fitness sta prendendo piede in Italia come non era mai successo in passato, Le moderne palestre attrezzate, sono oggi frequentate da persone di ogni età, corporatura e prestanza fisica;
C’è che si ferma per fare due esercizi post lavoro, chi si iscrive al primo caldo per passare la prova costume e chi nel campo è veterano, e dedica al corpo molte ore al giorno.

Tra coloro che scelgono la palestra come luogo per allenarsi, ci sono anche persone quasi del tutto inesperte ed il più delle volte, non allenate allo sforzo fisico; L’arresto cardiaco colpisce persone ovunque e inoltre, per quanto addestrati anche ai casi d’emergenza, i personal trainer non sono medici e non possono farne le veci; Per garantire la sicurezza in questi luoghi deve esserci l’attrezzo adatto che risponde al nome di DAE o Defibrillatore Semiautomatico Esterno.

All’interno di ogni struttura, dalla piccola alla più grande evoluta e all’avanguardia, deve essere integrato alle attrezzature un Defibrillatore Semiautomatico esterno così è previsto dal decreto legge Balduzzi risalente ai primi mesi di quest’anno. In ogni struttura del paese, specie quelle dove viene fatta dell’attività fisica.

La palestra è un luogo dove oltrepassare un limite può voler dire raggiungere un risultato, ma molte volte esponendo il proprio corpo a rischi eccessivi e pericolosi. I media, la rete e i giornali non fanno che ricordarci ogni giorno, quanto sia pericoloso sollecitare il nostro cuore con sforzi che possono andare ben oltre la normale portata, ed è per questo motivo che dotare tali strutture sportive di un DAE , potrà realmente salvarci la vita in caso d’emergenza.

Molti centri hanno già provveduto a dotarsi di Defibrillatore Cardiaco, ma tanti altri ne sono ancora sprovvisti.

Il DAE per eccellenza è il LIFELINE AED DEFIBTECH, esso può garantire la migliore prestazione con le sue performance che sono le più elevate della categoria pur mantenendosi tra i meno costosi in commercio.

E con un Defibtech  Lifeline AED oggi possiamo considerare il salvavita come uno strumento alla portata di tutti.

Allenamento funzionale: moda o realtà

 

A cura del dottor Davide Marciano

 

Negli ultimi anni, nelle palestre italiane, sempre con maggior frequenza, si sente parlare di allenamento funzionale e sempre piu' spesso si vedono aree dedicate a tale allenamento, dove a dettar legge non è piu' il macchinario esteticamente bello e dal costo esorbitante, ma un ambiente spartano dove poter fare esercizi a corpo libero o / e con semplici attrezzi, come la fitball, palle mediche, TRX, kettlebell, sacche bulgare, clave, corde per il jump rope, sbarra per trazioni, ecc. 
A tal proposito vorrei che rifletteste sulla differenza economica che c'è tra l'allestire un area functional e allestire la stessa con attrezzi isotonici o addirittura cardio. GRANDISSIME differenze di investimento ma introiti che possono tranquillamente essere a favore del functional. Quindi: “SEMPLICITA' e OTTIMA PROSPETTIVA LAVORATIVA”.

 

Ma cos'è l'allenamento funzionale?

 

Un movimento si dice funzionale quando rispecchia i gesti della vita quotidiana, movimenti naturali realizzati grazie alla contrazione sinergica di piu' gruppi muscolari. Scopo di questo allenamento è sviluppare un corpo bello, armonico e forte tramite esercizi che richiamano le funzioni base per cui è nato; per questo si vanno a creare percorsi che si avvicinino il più possibile a quello che il corpo umano fa per natura.

Nella nostra vita quotidiana non esiste l'isolamento muscolare tipico della sala attrezzi, qualsiasi cosa facciamo, dal semplice camminare all'alzare una busta della spesa, dall'arrampicata al salto, richiede movimenti permessi dalla sinergia muscolare.

Il nostro corpo è nato per compiere movimenti - semplici e non - grazie al suo insieme e non settorializzando ogni sua zona. Parliamo di esercizi caratterizzati da movimenti multiarticolari (piu' articolazioni che sollecitano catene muscolari) svolti su diversi piani e assi. L'allenamento funzionale è un allenamento a 360° dove non viene richiesta solo una caratteristica, e dove non viene chiesta la specificità. Essere funzionali vuol dire essere forti, reattivi, agili, veloci, elastici, coordinati, grazie al fatto che si acquisiscono nuovi schemi motori attraverso esperienze motorie multiple e sempre piu' difficili (la progressione è fondamentale nel functional training).
Tale allenamento, grazie alle sue caratteristiche, va a sollecitare la muscolatura profonda che crea stabilizzazione articolare, a differenza del classico lavoro analitico che siamo abituati a svolgere in palestra. Questo lavoro di stabilizzazione previene molti infortuni e rinforza le articolazioni. Piu' l'esercizio è instabile piu' i muscoli profondi (tipico esempio è rappresentato dalla cuffia dei rotatori) devono creare stabilizzazione. Pensate alla difficoltà che si incontra nel passare, ad esempio, dalle distensioni con bilanciere alle distensioni con manubri. Sicuramente ai 100 Kg sollevati nelle distensioni con bilanciere non corrisponderà mai un peso di 50 Kg per braccio nelle distensioni con manubri. Ancora, se passiamo dalle distensioni a dei piegamenti effettuati su 2 palle mediche molto probabilmente non saremo in grado di fare nemmeno qualche ripetizione.     
E' da questo principio cardine del functional, rappresentato dalla stabilizzazione, che nasce un termine molto utilizzato in questa disciplina: "Core training". Esso si riferisce al rinforzo dei muscoli profondi del tronco e del bacino, al fine di ottimizzare qualsiasi gesto che richieda stabilità. Il core è il centro, ed è proprio dal centro del nostro corpo che parte il movimento. Con un core stabile e forte tutto sarà piu' semplice e sicuro, dal salire sopra uno sgabello allo svolgimento di squat – affondi – military press ecc.

A fronte di questi innumerevoli benefici, vi è da aggiungere un uso, a volte  indiscriminato, dell'allenamento funzionale. È impensabile dare dei movimenti balistici o estremamente instabili a soggetti non allenati o addirittura con problematiche di base.

 

Basti pensare, ad esempio, al rapporto che c'è tra uno swing (esercizio balistico fatto con un attrezzo chiamato kettlebell che adoro) e il carico sulla colonna vertebrale. 
Un'anamnesi iniziale è doverosa prima di dare un qualsiasi esercizio, specie se funzionale.
Le ginocchia del soggetto analizzato sono in recurvatum, sono valghe o vare?
I muscoli del cingolo scapolare sono liberi da ogni anomala tensione o meno?

Immaginate i danni che potrebbe causare uno swing ad un soggetto con catena posteriore retratta.

 

Queste sono solo alcune attenzioni da dover tener presente quando si parla di esercizi funzionali, che se fatti male possono recare molti piu' danni dei classici esercizi.

 

In questo “nuovo” e affascinate mondo tanto c'è di buono; l'allenamento funzionale non rappresenta certo una moda del momento destinata a scomparire la prossima stagione. Inoltre, definisco il functional un'ottima attività, anche complementare ad altre discipline (dal bodybuilding all'atletica). Personalmente è da un po' di tempo che inserisco nei miei “classici” allenamenti di ipertrofia, anche questi esercizi. Ho riscontrato in tutti i soggetti analizzati, un notevole aumento di forza (incrementi del carico sulla panca orizzontale sullo squat e altri). Senza parlare del netto miglioramento della performance che ho riscontrato in sport come il tennis e calcio.




La fitball

 

 

Negli anni novanta in America compare un nuovo e divertente strumento per il fitness adatto ad un allenamento globale di tipo neuro-muscolare che diviene ben presto un valido supporto e un aiuto insostituibile per tutti gli operatori del settore, che lavorando nel campo dell'attività fisica divertendo e divertendosi intendono migliorare nell'insieme di una lezione, la postura generale dei propri allievi, tonificando i muscoli, prevenendo i disturbi articolari, modellando il corpo e migliorando l'equilibrio.
Fitball addominaliMentre la fine del ventesimo secolo segna per l'uomo sedentario un periodo dominato dalla consapevolezza che parte della giornata passata seduti davanti alla propria scrivania o in automobile non giova sicuramente in alcun modo alla propria schiena, alla postura e all'efficienza fisica, la Fitball che è una palla in PVC ripiena di aria dal diametro e dalla circonferenza variabile compresa tra i 55 e i 75 cm, presentandosi come una normalissima sfera colorata divertente da adoperare e da cavalcare, incuriosendo un numeroso ed omogeneo pubblico inizia ad essere impiegata e sfruttata proprio in relazione alle caratteristiche e alle proprietà che dimostra nell'essere utilizzata per lavorare l'individuo "quasi in assenza di gravità", migliorando e stimolando così l'assetto posturale generale e l'equilibrio. 
Rotolando, rimbalzando, saltando e lavorando su questo meraviglioso strumento ludico-motorio, 
si allungano e tonificano infatti tutti i muscoli del corpo sciogliendo le articolazioni e le tensioni muscolari, divertendo e divertendosi senza forzare eccessivamente alcuna parte e struttura del corpo.
Inoltre la dinamicità della palla che oserei definire uno strumento fantastico, multi ruolo e molto coinvolgente, avvolgerà tutte le parti del corpo in appoggio creando le condizioni ideali per sviluppare la consapevole sensazione di essere veramente un tutt'uno con la superficie di questo magico strumento. 
Adoperando quindi la Fitball in tal senso attiveremo costantemente i recettori propriocettivi dell'organismo, che innescheranno tutte le contrazioni muscolari necessarie e utili a compensare tutte le inevitabili variazioni del corpo nello spazio mantenendolo perciò sempre perfettamente in  equilibrio.
Diviene inevitabile sottolineare quindi a tutti gli esperti del settore l'importanza di questo strumento innovativo e divertente dai programmi di lavoro colmi di particolari e simpatiche lezioni singole e di gruppo, che non solo scaturiranno in tutti gli allievi un valido motivo di interesse, ma anche le condizioni ideali e ottimali per migliorare con facilità l'aspetto fisico, l'efficienza cardio-vascolare, la postura, le "sofferenze" della colonna vertebrale e delle articolazioni, condizionando positivamente la salute dell'allievo armonizzandone il corpo, la mente e migliorando nell'insieme anche i rapporti interpersonali e l'umore.
Le invidiabili doti e i programmi della palla Fitball, sono personalmente convinto rimarranno sicuramente anche in futuro non solo dei validi allenamenti da sviluppare e utilizzare nel mondo del fitness o nel campo della riabilitazione, ma certamente un costante e permanente nuovo concetto di allenamento alternativo e globale, sicuramente innovativo e divertente.


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